È possibile usare Claude Code con un modello locale — decisamente migliorato rispetto alle versioni precedenti — come Qwen3.5 per realizzare una piccola app Android senza scrivere una riga di codice?

L’impressione è che sì, si possa fare. Il modello configura tutto, scarica i framework, e dietro mio suggerimento si costruisce una lista di task da completare uno alla volta. Gli chiedo poi di riverificare il lavoro svolto, e in circa un quarto d’ora l’applicazione è pronta. In teoria.


Gli chiedo di riverificare tutto…

Il problema? Ha usato una versione del framework non ancora compatibile con Expo Go per i test diretti sul telefono. Da lì è partita una serie infinita di prompt di debug per abbassare la versione e aggiornare tutte le API interne, apparentemente diverse tra una release e l’altra.
Il risultato rimane comunque notevole, soprattutto considerando che tutto è generato da un modello da soli 9 miliardi di parametri, che gira su una scheda video nata per i videogiochi e tutt’altro che all’ultimo grido. Forse se non lo avessi forzato a passare dalla versione 55 alla 54 di React Native me la sarei cavata con meno litigi. Ma il limite vero sembra essere sempre lo stesso: la rifinitura del codice generato. O funziona subito, oppure ci vuole dieci volte il tempo che si impiegherebbe a scriverlo a mano.
Come piccolo aiuto ho agganciato Context7 come MCP server, per evitargli di allucinare le API dei framework — ma con successo solo parziale.
