Incendio a OVH – Strasburgo – Aggiornamenti

da https://en.wikipedia.org/wiki/Fire#/media/File:Large_bonfire.jpg

Dopo più di un mese dal fattaccio, e con una comunicazione decisamente lacunosa, OVH ha deciso unilateralmente di ricreare il server bruciato. Ovviamente vuoto e ben pulito. Nonostante avessi aperto un ticket chiedendo il trasferimento del credito sul nuovo VPS che avevo nel frattempo approntato nel datacenter di Francoforte (e che attualmente ospita il blog).

Immaginando che fosse una situazione temporanea il VPS localizzato su Francoforte e’ stato attivato solo per un mese e l’abbonamento e’ scaduto ieri ed e’ “non rinnovabile” … vai a sapere perché.

Quindi attualmente ho un VPS vuoto da ricostruire e uno funzionante ma non si sa’ per quanto e che non posso rinnovare.

Davvero una gestione brillante dei problemi.

Chi si deve occupare del disaster recovery?

https://www.agendadigitale.eu/infrastrutture/ovh-possibile-chiedere-i-danni-al-provider-ecco-come-e-perche/

Ipotesi di cause da parte di persone che hanno perso tutti i dati nel recente incendio. Persone che pensavano che la sicurezza dei loro dati era in carico al Cloud provider e si sono resi conto a dati oramai distrutti che il Cloud provider (prima o poi) gli ridà il servizio, ma non i dati in esso contenuti.

Mi ricorda l’avvertimento di qualche decennio fa, dal fotografo, che ai tempi sviluppava e stampava i rullini, che in caso di problemi il risarcimento era al massimo di un rullino nuovo. Se nel rullino poi ci fossero state le foto della vostra vacanza alle Maldive non stava certo al fotografo risarcirvi dell’intera vacanza per poter rifare le foto perse.

Cloud non significa sicuro

Ho messo tutto sul Cloud. Non ho i dataserver in casa. Non ho il server web in casa. Le mail? Tutto su Google/Microsoft. Ma chi sa davvero quali garanzie danno i vari provider?

Questo blog è stato interamente recuperato per via di un backup automatico su un disco USB localizzato sotto il televisore del salotto. A varie centinaia di km da Strasburgo. Se avessi comprato server e backup dallo stesso fornitore, per comodità, cosa sarebbe successo?

Di nuovo online

Nella foto il vecchio server, insieme a tanti altri, che brucia nella periferia di Strasburgo. Ora siamo a Francoforte, almeno per un mese. Poi si vedrà.

Commenti al codice e affini

Altro ritrovamento, datato 2008

E’ strano dirlo ma la semplicità è sempre stata l’arma vincente di qualsiasi prodotto
informatico… non a caso per le operazioni bancarie online basta una USER e un PIN
parcheggiati su una tabella ed eventualmente criptati da algoritmi e procedure che
non devono impedire a uno sviluppatore di sciropparsi una pagina come questa per
eseguire un accesso ad un servizio web. Che sia di lezione a chi verrà dopo di me.
Regola numero 1: la semplicità.

Vue.js, NativeScript e altri esperimenti a tempo perduto

Prima di tutto, secondo tentativo con Vue.js fallito. In settimana non ho tempo. Al weekend il sito e’ imballato, spesso non c’è’ corrispondenza tra quello che viene raccontato e il codice che viene generato… e niente mi sono scocciato.

Potrei aprire una grande parentesi sulla estrema fluidità’ e conseguente inconsistenza di tutto questo mondo javascript/typescript ma diventerei molto turpe.

Cosi ho pensato ritirar fuori un giochino di qualche tempo fa’: NativeScript pensando ingenuamente… quanto tempo ci vorrà per fare uno scanner bluetooth che registri ID, Nome dispositivo, data e ora di rilevazione su un server privato ? Ovvero la buzzword del momento: contact tracing, ma mantenendo pieno controllo dei dati raccolti.

Ovviamente non lo scoprirò mai perché e’ l’ennesima cosa a-tempo-perso che inizio e non finisco. Temo che mi serva essere pagato per portare a termine una cosa…

Ma se ne esce un semilavorato quasi accettabile ve lo farò sapere.

Un primo riferimento potrebbe essere questo articolo: Controlling Robots with NativeScript Bluetooth.

Una cosa che sapevo e una che ho scoperto

Un problema abbastanza comune: io non riesco a mantenere l’attenzione su quello che sto facendo mentre ci sono voci di altre persone. Sentire parlare qualcuno automaticamente sposta parte della mia attenzione da quello che sto facendo a quello che sento anche se non sono io il desiderio del messaggio.

In una certa misura credo che capiti a tutti, a chi più a chi meno. Per me è più.

E inevitabilmente accade anche con la musica.

Una cosa che sapevo è che si possono usare i noise generator per offuscare il parlato e isolarsi. MyNoise ne ha una collezione enorme e personalizzabile.

Una cosa che non conoscevo, e che sto apprezzando molto, sono le stazioni LoFi Hip Hop. Ne scegli una e la fai andare per ore. Fantastico.

Un ulteriore consiglio non richiesto: per ascolti prolungati è meglio un paio di cuffie grandi, vecchia maniera, piuttosto che gli auricolari in-ear, se poi sono dotate di cancellazione attiva del rumore l’effetto isolamento è ancora migliore.

Commenti al codice e affini

Nella parte non visibile dei programmi si trovano cose strane. Una recente scoperta, nascosta in una riga alta 1px. Mah.

Una delle mie attività principali consiste nel favorire e ampliare le reazioni.
Io non progetto soluzioni, ma facilito le reazioni; è l’organizzazione a preoccuparsi dei contenuti.
Io analizzo la situazione, la riporto ai responsabili e mi assicuro che ogni decisione venga immediatamente comunicata e passi attraverso una catena informativa con molteplici retroazioni.
Costruisco delle reti, accresco la connettività dell’organizzazione e amplifico le voci degli operatori (che altrimenti rimarrebbero inascoltate).
In seguito al mio lavoro, i responsabili cominciano a discutere cose che, normalamente, non sarebbero state discusse, e in questo modo viene ad accrescersi la capacità di apprendere propria dell’organizzazione.

Fritjof Capra, La scienza della vita, Rizzoli, 2002.

Tastiera meccanica

E’ un attrezzo che volevo provare da molto tempo, ma visto che la maggior parte della mia attività di scrittura si svolge su un notebook che mi porto in giro, non mi ero mai deciso.

Ora questa lunga permanenza a casa, e un po la noia, mi ha convinto a comprare questo strumento di tortura uditiva per chi mi sta intorno. Si perchè fa un rumore paragonabile ad una vecchia macchina da scrivere.

Però, per il resto, mi chiedo come ho fatto prima di oggi. La scrittura è infinitamente più comoda e piacevole. Come farò a tornare ad usare la tastiera del notebook?

La tastiera scelta è una Ajazz AK33, con layout ridotto (come si vede nella foto), ha un discreto peso, data la struttura metallica e giochi di luci molto vari, non che la cosa mi interessi molto. E inoltre ha il layout americano, cosa estremamente comodo quando si programma. Ecco un po’ meno quando si scrive in italiano ma comunque si può cambiare e anche se quello che è stampato sul tasto non corrisponde a quello che viene scritto non è un problema. Diciamo che il layout italiano lo so a memoria. Un po’ meno quello americano per cui ogni tanto guardo i tasti per sapere cosa scrivere.