Quando i sistemisti dominarono la terra [2]

I generatori entrarono in funzione un minuto dopo. I sistemisti si precipitarono in massa giù dalle scale. Felix prese Van per un braccio e lo trattenne.

“Forse dovremmo aspettare qui in sala, almeno fino a quando questo casino non passa.”

“E Kelly?” disse Van.

A Felix sembrava di dover vomitare da un momento all’altro. “Dobbiamo tornare in sala server.” La sala aveva filtri dell’aria per eliminare il microparticolato.

Corsero su per le scale fino alla grande sala. Felix aprì la porta, lasciando poi che si chiudesse alle sue spalle.

“Felix, devi andare a casa – “

“È un’arma biologica,” disse Felix. “Un super batterio. Saremo al sicuro qui, credo, almeno finché i filtri lo terranno fuori.”

“Come?”

“Vai su IRC,” disse.

Ci andarono. Van aveva il suo Maggiore McCheese, Felix utilizzò Puffetta. Saltarono da un canale all’altro della chat finché non ne trovarono uno con dei nick familiari.

> il pentagono è andato/la casa bianca pure

> I MIEI VICINI VOMITANO SANGUE DAL LORO BALCONE A SAN DIEGO

> Qualcuno ha fatto crollare il cetriolo1. I banchieri stanno scappando dal centro come topi.

> Ho sentito che il Ginza sta andando a fuoco.

Felix digitò: Sono a Toronto. Abbiamo appena visto la CN Tower crollare. Ho letto notizie di armi biologiche, qualcosa di molto rapido.

Van lo lesse e disse: “Non puoi sapere quanto sia veloce, Felix. L’esposizione potrebbe essere cominciata anche tre giorni fa.”

Felix chiuse gli occhi. “Se così fosse io e te dovremmo cominciare ad accusare dei sintomi, credo.”

> Sembra che un’onda elettromagnetica abbia messo fuorigioco Hong Kong e forse anche Parigi – a giudicare dai filmati satellitari sembrano completamente buie, tutti i loro segmenti di rete non routano più

> Sei a Toronto?

Era un nick sconosciuto.

> Sì – Front Street.

> Mia sorella si trova al UofT e nn riesco a sentirla, puoi kiamarla?

> I telefoni non funzionano

Scrisse Felix, fissando sul cellulare la scritta ERRORE DI RETE.

“Ho un soft phone sul Maggiore McCheese,” disse Van, lanciando l’applicazione di voice over ip. “Mi è venuto in mente adesso.”

Felix gli prese il portatile e compose il numero di casa. Fece uno squillo, poi ci fu un suono piatto e belante, simile a una di quelle ambulanze che si vedono nei film italiani.

Alzò lo sguardo su Van e vide le sue magre spalle tremare. Van disse: “Santissima e stronzissima merda. È la fine del mondo.”

***

Felix si staccò da IRC un’ora più tardi. Atlanta era bruciata. Manhattan era radioattiva – abbastanza da fottere tutte le webcam che inquadravano Lincoln Plaza. Diedero tutti la colpa all’Islam finché non fu chiaro che anche La Mecca era un braciere e che i reali sauditi erano stati impiccati davanti ai loro palazzi.

A Felix tremavano le mani, Van stava piangendo in silenzio in un angolo lontano della sala. Cercò nuovamente di chiamare casa, poi provò a mettersi in contatto con la polizia. Non ebbe miglior fortuna rispetto ai venti tentativi precedenti.

Si collegò in ssh al suo computer del piano di sotto e aprì la casella di posta. Spam, spam, spam. Altro spam. Messaggi automatici. Ecco – un messaggio urgente dal sistema di rilevamento intrusioni dell’armadio della Ardent.

Qualcuno stava tentando di entrare nei suoi router ripetutamente e in modo grossolano. L’aggressione non corrispondeva a nessuna firma conosciuta di worm. Seguendo il traceroute scoprì che l’attacco partiva da quello stesso edificio, un piano sotto il suo.

C’erano delle procedure per situazioni del genere. Fece una scansione delle porte del suo aggressore e trovò la porta 1337 aperta – 1337 stava per “leet” ovvero “elite” nel codice numeri/lettere degli hacker. Quello era il genere di porte che gli worm lasciavano aperta per strisciare dentro e fuori dai computer. Cercò su google degli exploit conosciuti che si mettessero in ascolto sulla porta 1337, restrinse il campo utilizzando i dettagli del sistema operativo del server compromesso e infine trovò il colpevole.

Era un worm vetusto, uno per il quale tutte le macchine sarebbero dovute essere protette ormai da anni. Non aveva importanza. Ne aveva il client e lo usò per crearsi un account di root nel sistema, ci si loggò e si diede una guardata in giro.

C’era solo un utente attivo, “scaredy” e controllando il monitor dei processi vide che scaredy aveva lanciato le centinaia di processi che stavano sondando le sue macchine come molte altre.

Aprì una chat.

> Smetti di sondare i miei server.

Si aspettò escandescenze, colpa, negazione. Fu sorpreso.

> Sei nel data center di Front Street?

> Sì.

> Cristo, credevo di essere l’unico sopravvissuto. Sono al quarto piano. Credo che là fuori ci sia un attacco biologico. Non voglio lasciare la sala asettica.

Felix emise un lungo sospiro.

> Mi stavi sondando per farti rintracciare?

> Già

> Brillante

Sveglio, il bastardo.

> Sono al sesto piano. C’è un’altra persona con me.

> Cosa sapete?

Felix copiò il log della chat IRC e aspettò che il tizio lo digerisse. Van stava in piedi e camminava avanti e indietro. I suoi occhi erano velati.

“Van?”

“Mi scappa la pipì.”

“Non possiamo aprire la porta,” disse Felix. “Ho visto una bottiglia di Mountain Dew vuota in quel bidone lì.”

“Gius
to,” disse Van. Camminò come uno zombie fino al bidone e tirò fuori la magnum vuota. Si voltò verso il muro.

> Mi chiamo Felix

> Will

Felix pensò a 2.0 e il suo stomaco fece un salto mortale.

“Felix, credo di dover uscire,” disse Van. Stava muovendosi verso la porta stagna. Felix lasciò cadere la tastiera, si mise in piedi e corse a testa bassa verso Van, buttandolo a terra prima che raggiungesse l’uscita.

“Van,” disse, guardando gli occhi velati e assenti del suo amico. “Guardami, Van.”

“Devo uscire,” disse Van. “Devo andare a casa a dar da mangiare ai gatti.”

“C’è qualcosa là fuori, qualcosa di rapido e letale. Forse il vento lo disperderà. Forse non c’è già più. Ma noi ce ne staremo qui finché non saremo certi di non avere altra scelta. Siediti, Van. Siediti.”

“Ho freddo, Felix.”

Si gelava. Sulle braccia Felix aveva la pelle d’oca, i piedi erano dei blocchi di ghiaccio.

“Siediti addosso ai server, vicino alle ventole. Prenditi il caldo che buttano fuori.” Trovò un armadio e ci si rannicchiò contro.

> Sei lì?

> Sempre qui – pensavo alla logistica

> Quanto ci vorrà prima di poter uscire?

> Non ne ho idea

Per un po’ di tempo nessuno scrisse niente.

Felix dovette servirsi per due volte della bottiglia di Mountain Dew. Poi fu di nuovo il turno di Van. Felix cercò ancora di chiamare Kelly. Il sito della Metro Police era caduto.

Appoggiò la schiena ai server, scivolò fino a sedersi per terra, cinse le ginocchia tra le braccia e finalmente pianse come un bambino.

Dopo un minuto, Van gli si avvicinò e gli si sedette di fianco, mettendogli un braccio attorno alla spalla.

“Sono morti, Van. Kelly e mio f– figlio. La mia famiglia non c’è più.”

“Non puoi esserne sicuro,” disse Van.

“Sono sicuro a sufficienza. Cristo santo, è la fine di tutto, vero?”

“Terremo duro ancora per qualche ora e poi usciremo. La situazione dovrebbe tornare presto alla normalità. I pompieri sistemeranno le cose. Mobiliteranno l’esercito. Andrà tutto bene.”

A Felix facevano male le costole. Non piangeva da quando era nato 2.0. Strinse con più forza le ginocchia a se.

Poi la porta si aprì.

I due sistemisti che entrarono sembravano spiritati. Uno aveva una maglietta con scritto “TALK NERDY TO ME”, l’altro indossava una camicia della Electronic Frontiers Canada.

“Muovetevi,” disse TALK NERDY. “Ci stiamo radunando all’ultimo piano. Usate le scale.”

Felix si accorse che stava trattenendo il fiato.

Se nell’edificio c’è un agente tossico saremmo infettati ugualmente, prima o poi,” disse TALK NERDY. “Venite, ci vediamo là.”

“C’è una persona al sesto piano,” disse Felix alzandosi in piedi.

“Sì, Will. Lo abbiamo avvisato. È già salito.”

TALK NERDY era uno degli Stronzissimi Sistemisti Infernali che avevano scollegato i grossi router. Felix e Van salirono lentamente le scale mentre i loro passi echeggiavano sulla rampa deserta. Dopo l’aria gelida della sala server, le scale sembravano una sauna.

All’ultimo piano c’era un bar con gabinetti funzionanti, acqua, caffè e macchinette distributrici. Davanti a ognuna di queste cose c’era una coda di sistemisti a disagio. Nessuno guardava in faccia nessuno. Felix si chiese chi di loro fosse Will, poi si mise anche lui in coda per le macchinette.

Prima di finire gli spiccioli riuscì a prendere un paio di barrette energetiche e una tazza gigante di caffè. Van si era conquistato un po’ di spazio su un tavolo e Felix vi appoggiò la roba prima di mettersi in coda per il bagno. “Tieni, lasciamene un po’,” disse lanciando a Van una delle barrette.

Dopo che tutti i presenti ebbero evacuato, si furono sistemati ed ebbero cominciato a mangiare, TALK NERDY e il suo amico tornarono nuovamente. Tolsero il registratore di cassa all’estremità del bancone e TALK NERDY vi si mise in piedi. Lentamente le conversazioni cessarono.

“Mi chiamo Uri Popovich e lui è Diego Rosenbaum. Grazie a tutti per essere saliti fin qui. Queste sono le cose che sappiamo con certezza: da tre ore l’edificio sta utilizzando i suoi generatori di energia elettrica. Da un’osservazione visuale sembra che il nostro sia l’unico edificio del centro di Toronto che disponga ancora di elettricità – elettricità che dovrebbe durare per altri tre giorni. C’è un agente biologico di origine sconosciuta attivo all’esterno dell’edificio. Uccide in fretta, entro poche ore, e si diffonde nell’aria. Si viene infettati respirando aria contaminata. Le porte di questo edificio non sono state aperte più dalle cinque di questa mattina. Nessuno le dovrà aprire finché io non vi darò il via libera.

“Attacchi diretti alle maggiori città del mondo hanno gettato nel caos i servizi di pronto intervento. Gli attacchi sono di natura elettronica, biologica, nucleare o avvengono per mezzo di esplosivi convenzionali, e sono molto diffusi. Lavoro come esperto della sicurezza e dalle mie parti attacchi a grappolo come questi sono chiamati opportunistici: il gruppo B riesce a far saltare un ponte perché tutti stanno prendendo provvedimenti contro la bomba sporca piazzata dal gruppo A. È ingegnoso. Una cellula di Aum Shin Rikyo ha gassato le metropolitane locali alle 2 di questa mattina – questo è il primo evento che siamo riusciti a individuare, quello che potrebbe essere stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Siamo abbastanza sicuri che Aum Shin Rikyo non possa grave; stare dietro a tutto questo pandemonio: non hanno alcuna esperienza in attacchi informatici e non hanno mai dimostrato l’acume organizzativo necessario per colpire così tanti obiettivi contemporaneamente. In sostanza, non sono abbastanza intelligenti.

“Per il prossimo futuro staremo tappati qui dentro, almeno finché l’arma biologica non sarà stata identificata e dispersa. Faremo manutenzione sui rack e terremo in piedi la rete. Questa è un’infrastruttura critica e il nostro compito è fare in modo che mantenga tutti e cinque i 9 di uptime2. In tempi di emergenza nazionale, la nostra responsabilità perché ciò avvenga è raddoppiata.”

Un sistemista alzò la mano. Era uno dei più giovani del gruppo e indossava con una certa baldanza una maglietta verde dell’Incred
ibile Hulk.

“ Chi ti ha fatto re?”

“Ho il controllo del sistema di sicurezza principale, le chiavi di tutte le sale e i codici delle porte esterne – che ora sono tutte chiuse, tra l’altro. Sono la persona che vi ha radunati tutti qui e che ha indetto la riunione. Non mi importa se qualcun altro vuole fare il mio lavoro, è un lavoro di merda. Ma qualcuno deve farlo.”

“Hai ragione,” disse il ragazzo. “E io posso farlo bene esattamente quanto te. Mi chiamo Will Sario.”

Popovich guardò il ragazzo dall’alto in basso. “Bene, se mi lascerai finire di parlare, forse quando avrò concluso ti passerò le consegne.”

“Per carità, finisci pure.” Sario gli diede le spalle e andò alla finestra. Guardava con intensità l’esterno. Lo sguardo di Felix ne fu attirato, vide diversi pennacchi di fumo nero che si alzavano dalla città.

L’impeto di Popovich era sparito. “Allora, cosa facciamo?” chiese.

Dopo una prolungata pausa di silenzio il ragazzo si guardò attorno. “Toh, è arrivato il mio turno?”

Ci fu un diffuso e benevolente ridacchiare.

“Ecco cosa penso,” disse Will. ”Il mondo sta andando a puttane. Ci sono attacchi coordinati diretti a tutte le infrastrutture critiche. C’è solo un modo per sincronizzare questi attacchi con tale perfezione: via Internet. Anche se sposiamo la tesi dei colpi opportunistici, dobbiamo chiederci come possa venire organizzato un attacco opportunistico nel giro di pochi minuti: solo via Internet.”

“Quindi credi che dovremmo buttare giù Internet?” Popovich accennò una risata, ma smise subito quando Sario non rispose.

“L’attacco della scorsa notte ha messo quasi del tutto fuori gioco Internet. Un piccolo DoS verso i router critici, un po’ di casino con i DNS e la rete è andata a gambe all’aria, neanche fosse la figlia di un prete. La polizia e i militari sono un branco di utonti tecnofobici, non utilizzano la rete quasi per niente. Se la buttiamo giù, recheremo agli aggressori un danno proporzionalmente maggiore. Quando verrà il momento potremo ricostruirla.”

“Stai sparando un mucchio di stronzate,” disse Popovich, che era rimasto letteralmente a bocca aperta.

“È semplicemente logico,” disse Sario. “A molte persone non piace confrontarsi con la logica quando impone decisioni difficili. Ma questo è un problema delle persone, non della logica.”

Da un rumoreggiare sommesso, le conversazioni si tramutarono presto in fragore.

“State ZITTI!” Sbraitò Popovich. Il chiasso si abbassò di un Watt. Popovich urlò ancora, pestando il piede sul bancone. Finalmente si ristabilì una parvenza d’ordine. “Uno per volta,” disse infine. Era rosso in viso e teneva le mani piantate in tasca.

Un sistemista voleva rimanere. Un altro voleva andarsene. Avrebbero dovuto nascondersi tra i server. Avrebbero dovuto fare un inventario delle provviste e nominare un quartiermastro. Avrebbero dovuto uscire e cercare al polizia o dare una mano negli ospedali. Avrebbero dovuto nominare delle guardie per sorvegliare gli ingressi.

Felix si sorprese con la mano alzata. Popovich gli diede la parola.

“Mi chiamo Felix Tremont,” disse mettendosi in piedi sopra a un tavolo ed estraendo il suo palmare. “Voglio leggervi una cosa.

“’Governi del Mondo Industriale, stanchi giganti di carne e acciaio, chi vi parla proviene dal cyberspazio, la nuova casa della Mente. In nome del futuro, chiedo a voi del passato di lasciarci in pace. Non siete i benvenuti tra di noi. Dove noi ci riuniamo, voi non avete autorità.

“’Non abbiamo un governo eletto, né abbiamo intenzione di averne uno, per questo mi rivolgo a voi senza autorità più grande di quella con la quale sempre parla la libertà stessa. Dichiaro lo spazio sociale che stiamo costruendo indipendente, per sua natura, dalle tirannie che cercate di imporci. Non avete alcun diritto morale di governarci né possedete alcun metodo di coercizione che noi dobbiamo ragionevolmente temere.

“’I governi ottengono i loro legittimi poteri dal consenso dei governati. Voi non avete mai richiesto né ottenuto il nostro consenso. Noi non vi abbiamo invitati. Voi non ci conoscete, né conoscete il nostro mondo. Il Cyberspazio non sta all’interno delle vostre frontiere. Non crediate di poterlo costruire come se non fosse altro che il progetto di un cantiere di un’opera pubblica. Non potete. È un fenomeno naturale e cresce spontaneamente attraverso le nostre azioni collettive.’

“È tratto dalla Dichiarazione di Indipendenza del Cyberspazio, è stato scritto dodici anni fa. Prima d’ora credevo che fosse una delle cose più belle che avessi mai letto. Prima d’ora desideravo che mio figlio crescesse in un mondo in cui il cyberspazio fosse libero – e che la sua libertà infettasse il mondo fisico, cosicché anche anche questo diventasse più libero.”

Deglutì con difficoltà e si strofinò gli occhi con il dorso della mano. Van gli diede una goffa pacca sulla scarpa.

“Oggi il mio meraviglioso figlio e la mia stupenda moglie sono morti. Assieme a loro, altri milioni di persone. La nostra città sta andando letteralmente a fuoco. Altre sono scomparse completamente dalle mappe.”

Ricacciò indietro un singhiozzo e deglutì di nuovo.

“In tutto il mondo, persone come noi sono radunate in edifici come questo. Quando è avvenuto il disastro anche loro stavano cercando di riparare i danni del worm della scorsa notte. Abbiamo fonti indipendenti di energia. Cibo. Acqua.

“Abbiamo la rete, che i cattivi sanno usare così bene, mentre i buoni non l’hanno mai capita.

“Condividiamo l’amore per la libertà, perché ci prendiamo a cuore le cose; perché ci prendiamo cura della rete. Siamo responsabili dello strumento organizzativo e governativo più importante che si sia mai visto nel mondo. Siamo la cosa più simile a un governo che il mondo in questo momento può avere. Ginevra è un cratere. L’East River è in fiamme e il palazzo delle Nazioni Unite è stato evacuato.

“La Repubblica Distribuita del Cyberspazio è sopravvissuta a questa tempesta praticamente illesa. Siamo i custodi di un macchinario mostruoso e immortale, un macchinario che ha la potenzialità di costruire un mondo migliore.

“Non mi resta altro per cui vivere.”

Gli occhi di Van erano pieni di lacrime. Non era il solo. Nessuno applaudì, ma fecero di meglio. Mantennero per diversi secondi un rispettoso e assoluto silenzio, che si prolungò fino a un minuto.

“Come possiamo riuscirci?” chiese Popovich, senza traccia di sarcasmo.

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