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OpenHuman: promesse grandi, prova sul campo deludente

Ho provato OpenHuman con l’idea di testare un progetto che, sulla carta, sembra voler portare gli agenti AI locali un passo più in là. Il risultato, però, è stato molto meno entusiasmante del racconto che accompagna il repository: installazione rapida, avvio instabile, integrazioni confuse e, alla fine, nessuna esperienza davvero solida da portare a casa.

La prova più interessante non è stata nemmeno il primo avvio fallito su Fedora in VM, ma il confronto tra ambienti diversi. Su una macchina fisica Windows con GPU, OpenHuman parte; appena si entra nel flusso di configurazione, però, emergono subito domande poco rassicuranti: login cloud richiesto, collegamento Gmail mediato da un servizio terzo, e una catena di dipendenze che rende il concetto di “locale” molto più sfumato di quanto il marketing lasci intendere.

Un progetto che promette molto

OpenHuman si presenta come un assistente personale AI locale, capace di integrarsi con servizi esterni, gestire memoria e collegarsi a modelli LLM sia in locale sia in cloud. Il pitch è forte: un agente “human-centric”, pronto a conoscersi in pochi minuti e a diventare parte del flusso di lavoro quotidiano.

Ed è proprio qui che nasce il problema. Più la promessa è ambiziosa, più ci si aspetta che il setup sia semplice, trasparente e affidabile. Invece la mia esperienza è stata l’opposto: ogni passo sembrava introdurre un nuovo livello di complessità, spesso non spiegato bene all’utente.

Fedora in VM: crash, errori e packaging fragile

Il primo test è stato su Fedora in macchina virtuale. Qui OpenHuman ha mostrato subito il suo lato più fragile. L’installazione è partita velocemente, ma all’avvio il programma non è riuscito a completare il bootstrap in modo stabile. I log hanno iniziato a restituire errori diversi a ogni tentativo, e questo è già di per sé un pessimo segnale.

Tra i messaggi più significativi c’erano:

textVMware: No 3D enabled

e soprattutto:

textError initializing NSS with a persistent database
version `NSSUTIL_3.108' not found
FATAL: nss_error=-5925

In pratica, il pacchetto distribuiva librerie incompatibili con quelle presenti sul sistema. Il risultato non era solo un crash, ma un crash dovuto a un conflitto abbastanza banale da sembrare quasi un errore di packaging elementare. Ho provato anche a forzare l’esecuzione con estrazione manuale dell’AppImage, variabili ambientali diverse e disabilitazione della GPU, ma senza successo.

A quel punto il problema non era più il singolo workaround: era il fatto che il software, su una configurazione abbastanza comune come Fedora in VM, falliva in modo ripetuto e poco affidabile.

Windows con GPU: parte, ma non convince

Su una macchina fisica Windows con GPU, OpenHuman si installa e si avvia. Questo però non ha risolto il mio giudizio, anzi lo ha reso più netto. La prima sorpresa è stata la richiesta di un login cloud già al primo avvio, cosa che stride parecchio con l’immagine di applicazione locale e privacy-oriented.

Poi è arrivata la richiesta di collegare Gmail attraverso un target chiamato Composio. Il problema non è solo tecnico, ma concettuale: non viene spiegato chiaramente perché un software che si presenta come locale debba passare da una terza parte esterna per accedere alle mail. Per me questa è una soglia di fiducia importante, e senza una spiegazione trasparente il risultato è un semplice “no”.

Skip sì, utilità poca

C’è un pulsante tipo “skip for now”, quindi in teoria si può andare avanti anche senza concedere tutto subito. In pratica bisogna insistere un po’, ma alla fine si entra davvero nell’app.

Il punto è un altro: se rifiuti di dare accesso a terze parti, OpenHuman resta davvero utile? Questa è la domanda centrale. Perché le funzioni più interessanti sembrano vivere proprio nel punto di incontro tra app locale, account cloud e servizi esterni. Se togli quella parte, resta un guscio molto meno significativo rispetto a quanto il progetto promette.

Ollama, Open WebUI e OpenRouter: altre prove fallite

A questo punto ho provato a portare il tutto sul terreno più favorevole possibile: accesso LLM locale via Ollama, poi Open WebUI come eventuale router/proxy, e infine OpenRouter per testare anche una strada cloud.

Il risultato è stato sempre negativo. Con Ollama non arrivava nessuna risposta in chat e ollama ps non mostrava modelli caricati. Con Open WebUI, usando impostazioni che con altre applicazioni funzionano correttamente, il backend restava silenzioso. Con OpenRouter non è cambiato nulla: le richieste non apparivano neppure nei log.

Questo è stato probabilmente il segnale più chiaro di tutti. Non si tratta di un singolo provider da sistemare o di una configurazione da rifinire. Il problema sembra stare nel modo in cui OpenHuman orchestra il tutto: integrazione, routing, backend, richieste. Se la pipeline non produce neppure tracce nei log, la sensazione è che la superficie sia più avanzata della sostanza.

Perché tante stelline?

La domanda, a questo punto, viene naturale: come fa un software così approssimativo a ottenere tante stelline su GitHub?

La risposta probabilmente non è misteriosa: oggi molti progetti AI vendono prima l’idea e solo dopo il prodotto. Bastano un README convincente, una roadmap ambiziosa, qualche schermata accattivante e un paio di video ben fatti per generare entusiasmo. In molti casi il pubblico non prova davvero il software in scenari normali, oppure lo fa per pochi minuti in condizioni ideali.

OpenHuman mi sembra rientrare proprio in questa categoria: molto forte sul piano narrativo, molto più debole nella prova concreta. E quando il marketing corre parecchio avanti rispetto alla maturità reale del codice, le stelline diventano un indicatore meno affidabile di quanto sembri.

Verdetto attuale

Per ora la valutazione è negativa. Non perché il progetto sia “senza idea”, ma perché l’idea è venduta come se fosse già matura, mentre nella pratica l’esperienza è fragile, poco trasparente e inadatta a un uso sereno.

Il test su Fedora in VM è fallito. Il test su Windows è partito ma ha introdotto dubbi sostanziali sulla privacy e sulle dipendenze cloud. I tentativi con Ollama, Open WebUI e OpenRouter non hanno migliorato il quadro. Il risultato complessivo è un software che promette molto, ma che al momento convince poco.

Disinstallerò OpenHuman e disconnetterò l’account. Per ora, almeno nel mio uso, resta un progetto interessante da osservare, ma non ancora uno strumento davvero affidabile.

Dismissione Feedburner

Al fine di tutelare la privacy dei miei (pochi) lettori l’integrazione con feedburner verrà presto dismessa. Il blog già da ora non fornisce più l’indirizzo “bruciato” ma quello reale.

Tutti quelli che stanno leggendo i feed attraverso feedburner sono invitati ad aggiornare la configurazione del proprio feedreader.

L’unico indirizzo corretto è : http://www.b0sh.net/feed/

Buzz

Non è proprio questione di privacy. Uno quello che sta facendo lo condivide anche, con una selezionata cerchia di persone. E non c’è niente di male, anzi ben venga se la tecnologia permette una iterazione piu veloce senza essere nello stesso posto.

Ma quello che non va è che i fatti tuoi vengano messi pubblici con il tuo nome. No questo non va bene. La critica a twitter è stata che “chiunque è tuo amico”, ma perlomeno usi uno pseudonimo. Come anche con i blog. Racconto i cavoli miei in questo formato da quasi 7 anni ormai, e mai mi è venuta la paranoia da privacy. Perchè scrivendo il mio vero nome su un motore di ricerca non compare questo sito. E scrivendo il nome di questo sito non compare il mio vero nome.
Si certo … usando il whois si trova tutto … ma continuo a bearmi del fatto che pochi sanno cos’è e ancor meno hanno voglia di usarlo.

Il problema di buzz è che questa mattina tutto è andato pubblico, col nome che si usa per le mail (quindi quasi sempre quello vero), magari collegato alle preferenze di reader, del tubo, di flickr, etc etc…

Per me, che perseguo questa sorta di divisione tra la weblife e la vita vera, è stato spingersi un pochetto oltre. Fortunatamente si può ripulire il proprio profilo (ovviamente pubblico) di google e rendere le Buzzate riservate ai contatti di posta elettronica. Per fortuna dico perchè lo strumento mi pare bello, e un suicido per eccessiva mancanza di privacy tutto sommato mi sarebbe spiaciuto.

P.S. : Chi si ricorda ancora di wave?

La notifica via mail dei commenti funziona

Si l’ho testata e ora va.

Il plugin in uso è Subscribe To Comments.

Se desiderate essere avvisati via mail di eventuali risposte al vostro commento, ricordatevi di flaggare la corrispondente checkbox. E di fornire una mail valida. No non la utilizzerò contro la vostra volontà e non la venderò a nessuno. E in ogni caso potete chiedermi di cancellarla dal database a mezzo commento, email o raccomandata. No le telefonate invece non sono gradite. Almeno non per queste banalità.

Quanto di voi si trova sul web ?

123people.com puo aiutarvi a scoprirlo.

Col mio vero nome si puo scoprire la provincia in cui abito e un certo interesse per l’informatica. Più alcune informazione non riferite a me. Quindi uno che lo usa a scopo informativo non riuscendo a distinguere il vero dal falso o si fa un immagine sbagliata o non se la fà. In ogni caso mi va bene.

Voi come siete messi a privacy online?

Se non sei su google non sei nessuno…

Una volta ero più googlabile col mio vero nome, ora molto meno. Anche se esiste ancora una pagina in cui c’è il mio nome anagrafico e il mio nick, in forza di questa associazione, si riesce a trovare tutto ciò che scrivo su internet (uso sempre lo stesso nickname, e lo uso solo io)

Sinceramente spero che quella singola pagina, ormai vecchia, sparisca presto. Non ci trovo nulla di male se qualcuno, a partire da un mio post, bloggata o altro, riesca a ritrovare le mie altre attività su internet ma che la connessione con la mia identità fuori dalla rete sia cosi facile un pò mi dà fastidio.

Piuttosto, se voglio che qualcuno mi googli, preferisco fornirgli io la base di partenza (ovvero uno dei miei 2 blog).

Ma la tendenza è in genere diversa. I nuovi internet users usano meno i nickname e più i propri nomi e, di conseguenza, risultano molto più googlabili. Alcuni servizi esistono apposta per “darsi visibilità sulla rete” come ad esemplio linkedin o neurona.

Voi come gestite la vostra privacy online? La difendete a tutti i costi, separate online da offline o siete sempre a caccia di visibilità ?

P.S. Se volete sapere di più su di me: b0sh@google

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