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L’ AI riduce davvero il lavoro?

L’idea che l’AI ridurrà il nostro carico di lavoro è ormai un classico mantra: “automatizziamo, generiamo, ottimizziamo e finalmente lavoreremo di meno”. Peccato che, nella pratica, spesso accada esattamente il contrario: l’AI non riduce il lavoro, lo intensifica.

Cosa succede davvero in azienda

Uno studio recente su circa 200 dipendenti di una tech company ha mostrato che l’uso di strumenti generativi non ha tagliato ore o task, ma ha aumentato il ritmo, il numero di attività e il tempo complessivo speso al lavoro. Invece di sostituire compiti, l’AI li ha moltiplicati: chi prima delegava o rinunciava a certe attività ora le avvia da solo, spesso in parallelo, perché “tanto è facile”.

Il paradosso dell’efficienza

L’illusione è che, se un’attività richiede meno sforzo, si può fare di più senza problemi. In realtà, la somma di tanti piccoli compiti “semplificati” crea un flusso continuo di lavoro che aumenta la fatica cognitiva e il rischio di burnout. Il problema è che questo carico è spesso invisibile: non è un nuovo progetto ufficiale, ma una serie di micro‑attività auto‑generate, alimentate dall’entusiasmo iniziale per la sperimentazione con l’AI.

Perché serve una progettazione intenzionale

Se non si ridefiniscono ruoli, flussi e aspettative, l’AI diventa un acceleratore silenzioso di pressione, non uno strumento di liberazione. Per chi lavora con tecnologia e software, la lezione è chiara: non basta integrare modelli e tool; bisogna decidere cosa smettere di fare, quali decisioni restano umane e quali processi devono sparire, non solo diventare più veloci.

Questo post prende spunto dall’articolo “AI Doesn’t Reduce Work—It Intensifies It” pubblicato su Harvard Business Review nel febbraio 2026.

Gli sviluppatori junior vanno in burn-out prima di diventare senior?

Credo ci siano una serie di condizioni che spingono verso questa fine:

  • L’ossesione per la ricerca del nuovo
  • La facilita’ nel trovare soluzioni pronte senza necessita di apprendere
  • La tendenza a ridurre il tempo in cui si riesce a rimanere attenti e focalizzati

Segnalo questo articolo che tratta due di questi tre argomenti.

Why Junior Developers Are Burning Out Before They Bloom: Surviving Tech’s Obsession With ‘New’

Un estratto:

Tattica 2: Il gioco del “Perché?”
La prossima volta che utilizzi una funzionalità di un framework, chiediti:

  • “Quale problema risolve questa funzionalità?”
  • “Come implementerei questa funzionalità senza il framework?”
  • “Quali sono i compromessi in termini di prestazioni/memoria?”

Email sotto controllo

Può capitare che qualcuno, con la sindrome del grande fratello, decida che sia bene leggere tutte le mail che passano dal server aziendale. Passare dal desiderio all’azione fa a pugni con svariati principi legislativi, inerenti la privacy, la riservatezza della posta, lo statuto dei lavoratori con particolare riferimento al controllo remoto, ma a quanto sembra non esiste una legge precisa che regoli la cosa. Nello statuto dei lavoratori l’articolo 4 parla di videosorveglianza, non di altri mezzi, ma è datato 1970 e le email erano decisamente un fenomeno di nicchia. L’articolo 15 della costituzione invece è decisamente piu lungimirante, parlando di corrispondenza senza specificare il media e di comunicazione in generale.

Quindi considerando le e-mail al pari della posta cartacea (essendo una forma di comunicazione), possono essere aperte solo dal destinatario, mentre se si considera la pratica di intercettare le mail come controllo al pari di un impianto audiovisivo, ci vuole l’accordo dei sindacati o approvazione dell’ispettorato del lavoro. In ogni caso è una violazione della privacy quindi va informato il diretto interessato e ottenuta la sua autorizzazione a questa violazione.

Il garante della privacy inoltre equipara il controllo delle mail (e il controllo dei log di navigazione) alla sorveglianza remota trattata dallo statuto dei lavoratori e suggerisce l’utilizzo di filtri automatici e di email differenziate per la funzione svolta dal lavoratore (e condivisa con altri) e per il lavoratore stesso. E comunque di informare con chiarezza sui controlli preventivi e successivi eventualmente adottati.

Ma pare che il controllo occulto sia di moda, nonostante i rischi (penali) di questa cosa. Sono stupito di quanto si possa decidere di rischiare per ottenere cosi poco. Alla fine rimangono estranei al controllo mezzi pure più potenti come caselle email private controllate tramite protocolli sicuri, chiavette usb, cellulari,  portatili e cosi via …

Come le prostitute

Caro Analista / Programmatore
Lavori a degli orari bizzarri…. – Come le prostitute
Sei pagato per rendere felice il tuo cliente – Come le prostitute
Il tuo cliente paga tanto, ma è il tuo padrone che intasca – Come le prostitute
I tuoi orari si prolungano di sera fino a quando il lavoro è finito – Come le prostitute
Anche se sei bravo, non sei mai fiero di quello che fai – Come le prostitute
Sei ricompensato se soddisfi le fantasie del cliente – Come le prostitute
Ti è difficile avere e mantenere una famiglia – Come le prostitute
Quando ti domandano in che cosa consiste il tuo lavoro, tu non puoi spiegarlo – Come le prostitute
I tuoi amici si allontanano da te e resti solo con gente del tuo tipo – Come le prostitute
E’ il cliente che paga le tue spese e le tue ore di lavoro – Come le prostitute
Il tuo padrone ha una gran bella macchina – Come le prostitute
Quando vai in “missione” da un cliente, arrivi con un gran sorriso – Come le prostitute
Ma quando è finito, sei di cattivo umore – Come le prostitute
Per valutare le tue capacità ti sottopongono a dei terribili tests – Come le prostitute
Il cliente vuole sempre pagare meno e tu devi fare delle meraviglie – Come le prostitute
Quando ti alzi dal letto dici: “Non posso fare questo lavoro per tutta la vita” – Come le prostitute

Anonimo

C’è del vero. Forse, mi auguro, nessun programmatore ha verificato tutte queste affermazioni sulla sua pelle … ma se prendiamo la categoria intera, calza bene. Strano mondo quello dell IT…

Il mercenario

sei un mercenario

Questo è vero. E suona pure piu cattivo di “consulente”.

Vuoi mettere ?

Caso A:
T: Cosa fai ?
I : Il mercenario.
T: WOW

Caso B
T: Cosa fai ?
I : Il consulente.
T: Anche tu ?

Non c’è paragone. Me lo faccio mettere sulla carta di identità.

Mhh…

programmatori adwords

Sempre in riferimento alla vivacità (o isteria che dirsi voglia) del mercato del lavoro in ambito IT di qualche post fà. Usare un annuncio adwords con un titolo cosi forte (non “cerchiamo” o “selezioniamo” … ma “assumiamo“) mi fa pensare che c’è una certa difficoltà nel trovare le fugure suddette.

Uno dei dogmi..

della computer science è che i dati vivono piu delle applicazioni … piu dei DB server, piu degli sviluppatori, più degli analisti e sfortunatamente anche piu della documentazione. Sempre che essa sia mai esistita.

E con questo ricominicio anche io a scrivere. Ha re-iniziato il capostipite del genere, quindi, a maggior ragione, lo posso fare pure io.
In realtà lo posso fare perché, ormai da un mesetto, ho ricominciato ad occuparmi a tempo pieno di IT dopo una pausa di circa due anni in cui la mia occupazione principale era il web-marketing. Abbiate pietà di me, e sappiate che non l’ho scelto. Mi ci sono trovato.

Ritornando al tema principale, di questi giorni ho a che fare con una base di dati datata 1993. Il che è gia un record di suo. Io nel 1993 avevo ancora il mio primo computer ( un IBM PS/2 dotato del mitico 386sx 16mhz … dico sedicimegahertz ) e trovarmi a infilare le mani in una cosa cosi vecchia è, se non altro, affascinante.

Ma archeologia informatica o no 99 su cento dovrò buttare al macero 15 anni di storia equivalenti a circa 140.000 record perche ai tempi non si è voluto perdere un oretta sulla progettazione. Quanto tempo verrà perso ora a causa di tale superficialità ?

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